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Arte, cavalli e… toelettatura

Ci parla di sé, e del percorso professionale che l’ha portata a vincere il Master Show 2022, Martina Fabrizi (fabrizimartina89@gmail.com).

Zampotta Pet Business: Quando si è avvicinata alla toelettatura? È sempre stato questo il suo lavoro?

Martina Fabrizi: “No, assolutamente. Anzi, non faceva proprio parte dei miei piani. Mi sono diplomata in arte ma il mio mondo era l’equitazione. Ho iniziato a montare a cavallo giovanissima a livello agonistico e in seguito ho lavorato presso alcuni tra i cavalieri più rinomati d’Italia. A 25 anni ho dovuto abbandonare ma i cavalli mi hanno lasciato un retaggio di vita importantissimo. Ho iniziato un corso di toelettatura nel 2015 su consiglio di un centro per l’impiego ma non ero molto convinta”.

Z.P.B.: E quando ha capito che invece poteva fare per lei?

M.F.: “Quasi subito. Nei cavalli si ricerca l’estetica funzionale, ovvero una serie di caratteristiche morfologiche che predispongono a un movimento corretto e rendono l’animale più o meno adatto a svolgere il suo lavoro. Il mio occhio era dunque già allenato a ricercare la proporzione, cosa che insieme alla manualità sviluppata con gli studi d’arte mi ha dato un vantaggio enorme. Il corso che ho frequentato era seguito da Oscar Ripamonti, Barbara de Simoni, Simona Chelli e Chiara Piccionetti che mi hanno dato, oltre alle basi, una forte motivazione”.

Z.P.B.: Terminato il corso ha iniziato subito a lavorare con Chiara Piccionetti e il suo staff. Un’opportunità che non capita a tutti.

M.F.: “Sono stata molto fortunata. Chiara aveva un posto vacante che non mi sono fatta sfuggire. Lavorando presso “Eur Toelettatura” mi si è aperto un mondo e Chiara, Nicola e i colleghi dello staff sono presto diventati la mia famiglia allargata”.

Z.P.B.: E parlando di gare, qual è stato il suo percorso?

M.F.: “Sono sempre stata una persona molto competitiva. Ho iniziato presto a gareggiare, conseguendo subito un bronzo nella mia prima ‘Debuttanti’ con un Bedlington Terrier. Da lì in poi ho cercato di partecipare a tutte le gare possibili. Non è stato sempre facile: Chiara e Nicola erano spesso tra i giudici e dovevo scegliere la classe a cui partecipare escludendo quelle giudicate da loro. Questo all’inizio mi sembrava uno svantaggio, invece ha fatto sì che non mi limitassi insistendo su una sola classe, sviluppando una buona versatilità. Credo che frequentare le gare sia molto importante per chiunque: sono un’occasione per confrontarsi con colleghi e giudici, mantengono la mente elastica e danno l’opportunità di osservare cani e toelettature che difficilmente si vedono in negozio. Anche se non si sale sempre sul podio, ogni volta si torna a casa con un pezzetto di conoscenza in più. Io la vivo così, come un puzzle da comporre in cui ogni competizione rappresenta una tessera da aggiungere.

Z.P.B.: Com’è stato vincere il Best in Show?

M.F.: “Strano. Non ho capito molto al momento… mi sono davvero resa conto di cosa fosse successo solo il giorno dopo. Sapevo di aver fatto un buon lavoro ma avevo intorno alcuni tra i toelettatori più ‘forti’ del momento con dei cani bellissimi. È stato un traguardo sudato, fatto di studio e lavoro e un turbinio di emozioni difficili da descrivere. Già di per sé tornare in gara dopo due anni di fermo a causa del Covid è stato emozionante, in più quel Best in Show l’ho conquistato con un lavoro impegnativo e poi con il mio cane, la mia Mamba. E questo non ha prezzo. Ricordo benissimo il tonfo della coppa sul mio tavolo, è stato come uno schiaffo di cui senti più il rumore che il dolore. Un attimo lungo un secolo. Poi mi sono persa tra gli abbracci di mia moglie, di Chiara e di Nicola e non ci ho capito più niente”.

Z.P.B.: Se dovesse fare a sé stessa un augurio per il futuro, quale sarebbe?

M.F.: “Mi auguro di non annoiarmi mai e di non perdere la voglia di imparare, di continuare a studiare e migliorare pur rimanendo la persona che sono. Insomma, mi auguro di non sentirmi mai arrivata”.

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