Gli investimenti in asset e persone, nonché le spese necessarie per arrivare sul mercato, vendere, produrre e consegnare prodotti o erogare servizi devono trovare necessariamente una copertura finanziaria. Nulla che tu già non sappia.
Sai benissimo infatti cosa significhi farsi carico della responsabilità di trovare le risorse finanziarie a copertura delle spese di gestione e degli investimenti, senza esporre l’azienda a troppi rischi e senza rimetterci il capitale proprio.
Il compito non è affatto facile, dato che esistono diverse modalità per finanziare un’azienda. Il fabbisogno finanziario può essere coperto con le tue risorse personali, con quelle che chiedi in prestito, con quelle che raccogli da investitori più o meno inconsapevoli e con quelle generate dall’attività operativa.
La vera difficoltà sta nel valutarle attentamente prima di scegliere quella giusta, tenendo conto delle caratteristiche della fonte dei capitali, delle obbligazioni connesse ai rapporti contrattuali, del rischio associato alle diverse fonti di finanziamento e del costo del denaro.
Per quanto possa sembrare semplice, definire la struttura finanziaria giusta per la tua impresa non è per niente un gioco da ragazzi. Ecco perché la maggior parte delle PMI lavora con una struttura finanziaria sbilanciata, spesso molto fragile, che genera costi sproporzionati rispetto alla redditività del capitale investito e porta, inevitabilmente, alla carenza di liquidità nel medio-lungo periodo.
Ma come progettare la struttura finanziaria corretta per la tua azienda?
Le opzioni tra le quali scegliere dipendono dal modello di business e dal contesto nel quale decidi di operare, ma spesso gli imprenditori non sanno nemmeno di averne più di una.
LA PRIMA ALTERNATIVA ALL’AUTOFINANZIAMENTO: IL CANALE BANCARIO
Tra le migliaia di aziende che ho assistito in oltre 15 anni di consulenza, ho riscontrato un minimo comune denominatore: la scelta della fonte di finanziamento ricade quasi sempre sul debito bancario o sul denaro preso in prestito da parenti e amici, quello che io chiamo “family financing“.
Nessun’altra fonte di finanziamento viene presa in considerazione, se non in misura marginale. Eppure c’è da stare attenti a limitare al solo canale bancario l’accesso al capitale necessario per finanziare l’azienda e, soprattutto, bisogna prestare molta attenzione alle condizioni richieste per accedere al credito e al costo del denaro.
Perché spesso una struttura finanziaria basata sulle banche alimenta una crescita aziendale poco sostenibile. Il ricorso al credito bancario è spesso troppo costoso, inefficiente e altamente rischioso.
I finanziamenti bancari, se ben correlati agli asset e richiesti nella fase ‘giusta’ della vita aziendale, permettono di velocizzare la conquista delle quote di mercato e di raggiungere la soglia produttiva oltre la quale l’azienda può sfruttare i benefici delle economie di scala.
Ma quando le banche sono la principale fonte di finanziamento di un’impresa, se non l’unica, i rapporti bancari sono destinati a drenare risorse dall’attività produttiva, riducendo la liquidità disponibile per coprire le spese e finanziare gli investimenti.
Più l’azienda si indebita con il sistema bancario, più il rischio percepito dalle banche aumenta, più aumentano i costi delle nuove linee di credito, più la marginalità si riduce e gli utili si abbassano, più l’azienda è costretta a indebitarsi. E così via, in una spirale che conduce l’azienda a navigare in acque sempre più agitate fino a quando il rischio è troppo elevato e le banche riducono il loro sostegno.
Quando gli istituti di credito fiutano le difficoltà finanziarie di un’impresa, infatti, vendono i loro prodotti a condizioni sempre peggiori per l’imprenditore e la sua PMI perché devono coprirsi dal rischio di credito, che esplode quando l’azienda inizia a manifestare i primi problemi di liquidità. E se vengono meno le risorse per sostenere le spese del debito bancario e si accumulano ritardi nel pagamento delle rate o degli interessi, si passa dalla padella alla brace.
Le banche ritirano il proprio appoggio e fanno pressione per rientrare del credito concesso, il prima possibile e prima di tutti gli altri creditori. Così l’imprenditore inizia a trascorrere giornate intere cercando soluzioni utili a far quadrare i conti. E se è costretto a dedicare la maggior parte del suo tempo alla gestione delle relazioni con le banche, invece che dedicarsi alla vendita, al marketing, all’attività produttiva, prima o poi ne risente tutta l’attività, che rallenta sempre di più.
LA RACCOLTA DI CAPITALI COME ALTERNATIVA ALL’AUTOFINANZIAMENTO: QUALI SONO I LIMITI?
Optare per investitori esterni non sempre conviene. Certo, c’è la condivisione del “rischio di impresa”, ma se la partecipazione non è ad azionariato diffuso, corri il rischio di restare impantanato in una lunga serie di bracci di ferro con i tuoi soci finanziatori che possono frenare gli investimenti o ostacolare le decisioni e far mancare il loro appoggio quando le cose vanno male.
Perché non sono disponibili a mettere altri soldi in azienda se hanno subito delle perdite e ostacolano anche l’ingresso di nuovi capitali.
E se le cose vanno bene?
Un investitore ben capitalizzato potrebbe decidere di scalare la partecipazione e assumere il controllo della società scavalcando l’imprenditore, potrebbe vendere le quote ai concorrenti oppure contestare le sue decisioni, ostacolandolo in consiglio di amministrazione.
In tutte queste circostanze, comuni alla maggior parte delle PMI, la soluzione migliore è l’autofinanziamento, che sono fermamente convinto sia il modo più sano e sicuro di crescere e garantire la continuità aziendale.
COS’È L’AUTOFINANZIAMENTO?
L’autofinanziamento è una strategia per finanziare l’azienda senza far ricorso a fonti esterne. Permette infatti di finanziare la crescita del fatturato e gli investimenti attraverso le risorse generate dall’attività caratteristica dell’azienda, in tutto o in parte.
Tra tutte, è la fonte di liquidità più trascurata dagli imprenditori e quella meno conosciuta, forse perché meno facile da gestire e meno immediata rispetto ai finanziamenti bancari o al ricorso agli investitori.
Ciononostante rimane l’unica in grado di garantire una crescita progressiva e sostenibile, nonché totalmente controllabile dall’imprenditore. Sfruttare l’autofinanziamento non vuol dire rinunciare ad altre fonti di liquidità.
L’autofinanziamento può essere inserito all’interno di una strategia di ottimizzazione finanziaria più ampia, come una delle fonti di finanziamento, ma può anche rappresentare l’unica modalità di finanziamento dell’azienda. È estremamente flessibile perché si adatta sia in fase di start-up aziendale, che in fase di crescita o persino di declino.
Nella fase di crescita è ideale perché consente di ridurre il rischio di credito per l’azienda e il rischio imprenditoriale a carico dei soci. Quando l’azienda è in fase di declino rappresenta invece lo strumento finanziario perfetto per massimizzare la redditività della liquidità già investita e ridurre gli esborsi finanziari a servizio del debito accumulato.
Credo profondamente che un’azienda in grado di autofinanziarsi possa alimentare la sua crescita tramite le risorse che genera internamente, cioè le risorse derivanti dall’attività caratteristica.
L’autofinanziamento è una tecnologia finanziaria concreta, che si fonda sulla configurazione del modello di business. Dipende dalla tipologia di clientela, dalle relazioni con i fornitori, dall’organizzazione della produzione e dal ciclo di cassa. O meglio, dal modo in cui l’imprenditore le progetta e le implementa.
COME MISURARE L’AUTOFINANZIAMENTO
Per misurare il grado di autofinanziamento di un’azienda si può utilizzare con buona approssimazione il margine operativo lordo, anche se non basta, perché lo misura solo in termini economici ma non dice nulla sulla capacità finanziaria dell’azienda.
Per misurarlo in questi ultimi termini occorre calcolare il ciclo di cassa, quindi i tempi di incasso, i tempi di pagamento e la rotazione del magazzino.
Inserirlo tra le fonti di finanziamento che la tua strategia finanziaria prevede, permetterà anche a te di ridurre il rischio imprenditoriale e stabilizzare la crescita della tua azienda, senza dover più subire i tracolli derivanti da un ammanco da parte di una delle fonti esterne.
LE RAGIONI PER CUI DOVRESTI IMPLEMENTARE L’AUTOFINANZIAMENTO NELLA TUA AZIENDA
1. Indipendenza e libertà nelle scelte imprenditoriali
Il primo vantaggio che otterrai dell’autofinanziamento è l’indipendenza/flessibilità nelle scelte di investimento. Seguendo questa strategia non dovrai più giustificare le scelte di investimento né alle banche né agli investitori. Sarai più rapido nel cogliere le opportunità di mercato e non perderai più tempo in processi burocratici inutili.
Potrai persino apportare cambiamenti al modello di business o ripensarlo integralmente, senza preoccuparti degli aspetti connessi alle fonti di finanziamento utilizzate, a prescindere che la tua azienda sia una start-up o debba attraversare una fase di rinnovo di asset e prodotti.
Non solo, se il tuo business è in grado di autofinanziarsi, puoi anche “licenziare” i clienti in perdita senza subire conseguenze derivanti dalle scelte finanziarie che hai fatto.
2. Spinta alla massima efficienza
Una struttura finanziaria impostata sull’autofinanziamento va a braccetto necessariamente con l’implementazione di un sistema di controllo di gestione strategico in grado di monitorare le entrate e le uscite. Senza questo, sarebbe impossibile individuare eventuali inefficienze e intervenire sui reparti aziendali che drenano inutilmente liquidità.
Sganciarsi dai finanziamenti bancari e attrezzarsi per contare solo sulle risorse che derivano dalla propria attività costituisce un’ottima palestra per allenare il controllo sulle spese da effettuare, in funzione delle risorse che entrano.
Proprio le risorse limitate mettono l’imprenditore nelle condizioni di avere un maggior controllo di gestione sulle entrate e sulle uscite, in modo da valutare con crescente attenzione gli investimenti in asset, servizi e persone.
L’autofinanziamento, inoltre, ti induce a prestare maggiore attenzione alle possibilità di risparmio, permettendoti di tagliare subito tutte le spese inutili e di evitare investimenti in asset che non sono strettamente necessari.
3. Cicli di cassa più sostenibili
Quando si interviene per arginare un’emorragia di liquidità, bisogna lavorare immediatamente sul ripristino di un ciclo di cassa virtuoso. Il problema può essere il pagamento con largo anticipo delle forniture, a fronte di pagamenti dai clienti non prima di 90-120 giorni. Quando la cassa gira così male, il fatturato può arrivare anche alle stelle ma sul conto aziendale restano sempre pochi spiccioli.
È necessario dunque implementare cicli di cassa più sostenibili se si decide di non ricorrere a finanziamenti esterni per alimentare il fatturato. Bisogna ridurre le dilazioni di pagamento concesse ai clienti. In questo modo è possibile poi finanziare buona parte della produzione. Nel contempo bisogna anche ottenere pagamenti più lunghi dai fornitori.
Nessun cliente e nessun fornitore diventa indispensabile quando disponi delle tecniche giuste, e questo ti permette di aprire il tavolo della contrattazione.
4. Maggiore stimolo all’innovazione
Spesso il fatto di beneficiare di risorse immediate e pronte ad essere utilizzate da parte delle banche non permette di osservare quanto pesanti siano certi processi organizzativi aziendali.
Riducendo drasticamente i finanziamenti bancari le risorse diventano più scarse, la curva di apprendimento dell’imprenditore e del suo team si impenna e la comprensione di ogni aspetto rilevante per il successo del business si amplifica. Vengono allora prese decisioni di “make-or-buy” che mai sono state introdotte prima, lasciando in azienda solo le fasi di produzione a maggior valore aggiunto. L’organizzazione è più stimolata a lavorare con efficienza in termini di costi e a sviluppare un set di competenze molto più versatile.
In più la necessità di poter investire solo una parte delle risorse generate spinge subito a creare prodotti e servizi allineati alle esigenze del mercato, che i clienti possano comprare e pagare in fretta.
6. Riduzione del rischio per gli errori nella gestione finanziaria
Un po’ tutti gli imprenditori che ho assistito nella risoluzione dei problemi di liquidità, in un modo o nell’altro, stavano rischiando il proprio patrimonio personale.
Questo succede quando l’indebitamento raggiunge un livello così elevato che i creditori, pur di recuperare parte delle somme che spettano loro, sono pronti a mettere le mani su ville di famiglia, conti correnti, collezioni private etc. Un rischio che aumenta tanto più è elevato il valore del patrimonio personale.
Comprendi bene che se le risorse vengono spremute dall’interno dell’azienda, nessuno ti chiede garanzie o si sogna lontanamente di mettere le mani sui tuoi beni. È importante dunque lavorare per mettere in sicurezza il patrimonio personale, in modo assolutamente lecito e trasparente.
Ecco perché mi impegno a diffondere il più possibile il ricorso all’autofinanziamento come fonte principale per alimentare le risorse necessarie alla propria attività: non accedere a risorse finanziarie esterne riduce il rischio di errori di gestione ma soprattutto riduce l’entità delle conseguenze che derivano da questi sbagli.
6. Incremento del valore dell’azienda
Il fatto che l’azienda vada avanti principalmente grazie all’autofinanziamento determina un incremento del suo valore e del suo appeal per i finanziatori esterni.
Avviare un’attività con l’autofinanziamento e mantenerla in questo stato il più a lungo possibile, alimentando la crescita attraverso flussi di cassa operativi, porta ad una valutazione più elevata quando gli investitori mettono i soldi in società.
Non solo, anche le banche sono portate a concedere i crediti a condizioni migliori, se si decide di sfruttare anche questo canale.
I VERI SVANTAGGI DELL’AUTOFINANZIAMENTO: PUOI TOLLERARLI?
Gestire un’azienda che si autofinanzia è molto più impegnativo che sfruttare i finanziamenti esterni. Ci sono dei risvolti che, in prima battuta, possono darti la sensazione di aver fatto dei passi indietro, invece che avanti.
In poche parole possono esserci degli svantaggi. Uno tra tutti: acquisti meno efficienti dai fornitori. Almeno fino a quando non stipuli contratti di fornitura precisi. Succede perché gli ordinativi sono fatti soltanto sul venduto e non puoi fare stock di magazzino, avvantaggiandoti degli sconti sulla quantità.
Se pensi però a tutte le risorse che rimarrebbero bloccate in magazzino perché i prodotti non vengono venduti, tra i due mali la scontistica inferiore è certamente il minore. Ma è da tenere in conto.
E sempre per dovere di trasparenza devi sapere che questo non è l’unico lato negativo. Un’azienda che si autofinanzia cresce più lentamente rispetto a una che usufruisce di finanziamenti esterni. Si tratta però di una crescita più solida, ben pensata e soprattutto meno rischiosa.
L’acquisizione di asset e l’inserimento di persone, fattori fondamentali per la crescita aziendale, in questo caso vengono fatti in maniera più graduale, perché strettamente connessi all’incasso dei crediti verso i clienti e alla marginalità delle vendite.
Allo stesso modo potresti perdere opportunità di mercato, perché magari non ci sono ancora le risorse necessarie a finanziare una maggiore produzione e soddisfare richieste particolari da parte di un cliente.
Le risorse finanziarie di un’azienda che si finanzia da sola, infatti, sono disponibili solo in maniera progressiva e non in un’unica soluzione e immediata come avviene con i finanziamenti bancari o da parte degli investitori.
Anche l’accumulo di capitali in vista di nuovi investimenti richiede quindi più tempo, proprio perché progressivo. Una condizione che, di conseguenza, può comportare anche uno stallo della crescita anche se, a ben guardare, si tratta solo di rinviarla a un momento successivo. Ogni decisione legata al business, secondo la strategia dell’autofinanziamento, viene presa sulla base di informazioni certe, verificate e concrete.
Questo avviene perché, come ti ho già accennato, l’autofinanziamento va di pari passo con l’implementazione di un sistema di controllo di gestione strategico, che permette di monitorare l’andamento di tutte le variabili fondamentali per il successo del business. Sotto certi aspetti può rappresentare uno svantaggio perché richiede un monitoraggio continuo, un lavoro costante, che deve restituire dati precisi e in grado di portare a galla immediatamente eventuali inefficienze.
In caso di perdite, anche se c’è il rischio che manchino le risorse per coprirle, è comunque un rischio ridotto o calcolato, proprio perché chi tiene le redini della struttura finanziaria sei tu che, tenendo d’occhio sempre i numeri aziendali, ti accorgerai subito di eventuali segnali di difficoltà e riuscirai a porvi rimedio in tempo.
Quanto scritto, però, non vale in caso di perdite importanti, perché con l’autofinanziamento non c’è margine derivante dalle vendite e se l’imprenditore non ha le risorse, le perdite rischiano di non trovare copertura per l’assenza di investitori esterni.
Chiediti sempre se le fonti di finanziamento che utilizzi per mandare avanti la tua impresa sono quelle giuste per farla crescere in sicurezza e agisci di conseguenza. I risultati arriveranno presto.
Articolo di Giuseppe Di Domenico



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