Chi supera il limite previsto come soglia per aderire al regime forfettario deve aprire una SRL? Occorre valutare diversi aspetti prima di decidere se passare da regime forfettario a SRL. Trasformare la propria attività in una SRL significa infatti gestire una società con adempimenti e regole da seguire, che se non rispettate comportano perdite e danni.
Forfettario e SRL: le differenze
1. La struttura.
Il regime forfettario è un regime fiscale per le partite iva individuali che non prevede la possibilità di costituire una società, cosa che di per sé esclude i progetti che prevedono due o più soggetti a capo. Per aderire al regime forfettario bisogna inoltre rispettare una serie di requisiti di accesso e mantenimento. Una SRL è invece una società di capitali che prevede una persona giuridica, distinta e indipendente, che non coincide con la persona fisica. Se si opera con la società, è la società che guadagna, ha debiti e paga le tasse.
2. La gestione dei capitali.
Nel caso di partita iva individuale, non importa se in regime forfettario o in regime ordinario, le somme di denaro derivanti da consulenze, vendite, servizi, sono subito disponibili per il titolare che può utilizzarli e spenderli come crede. Nel caso di una società SRL, ciò che viene incassato e depositato sul conto non può essere prelevato e speso a piacimento. In pratica la società di cui si è soci è come un datore di lavoro: il socio percepisce uno stipendio tutti i mesi, oltre a eventuali rimborsi spese. In aggiunta al compenso amministratore e ai rimborsi, esistono altre modalità per prelevare denaro da una SRL ma ogni operazione necessita di una precisa pianificazione. Può capitare di essere socio di capitali senza lavorare e senza amministrare la società: in questo caso si ha diritto a percepire gli utili ma solo in seguito all’approvazione del bilancio e al rilascio del benestare alla distribuzione degli utili da parte di tutti i soci. Nel caso in cui si è soci e amministratori, le entrate di denaro sono ovviamente due: una relativa al compenso amministratore e una in caso di distribuzione degli utili.
3. Gli adempimenti del socio.
Abbiamo detto che in regime forfettario il soggetto con partita iva può gestire in autonomia entrate, uscite e adempimenti fiscali, mentre con una SRL è differente: occorre prima distinguere tra socio lavoratore e socio non lavoratore (di capitale). I soci di capitale non sono altro che investitori ai quali interessano solo gli utili della società. Questi soggetti non hanno alcun onere nel corso dell’anno. I soci lavoratori, invece, sono tenuti a pagare i contributi previdenziali alla gestione commercianti e artigiani INPS, contributi che devono essere versati dal socio e non dalla società.
Quante tasse paga una SRL
Oltre ai contributi INPS obbligatori per tutti i soci della SRL (o della SRLs), ci sono delle imposte a carico della società. Le principali sono l’IRES e l’IRAP, con un’aliquota rispettiva del 24% e del 3,9%. Al netto di tutte le imposte, si ottiene l’utile, che può essere distribuito tra i soci oppure reinvestito nella società. In caso di distribuzione, gli utili saranno ulteriormente tassati del 26%, perché per i soci si tratta di un reddito da capitale.


0 commenti