Se si chiama progetto, vuol dire che va progettato. Ovvio, no? Spesso però sembra quasi tu debba sapere all’istante come muoverti e agire. Altrimenti pensi che ci sia qualcosa di sbagliato in te. E questo ti blocca terribilmente. Potresti rientrare in quel folto gruppo di persone che non realizzano mai nulla di significativo per loro stesse perché non si mettono a progettare. E sottolineo “per loro stesse” perché per gli altri, molto spesso, si fanno cose più facilmente che per sé stessi.
Qui parliamo dei tuoi veri progetti
La maggior parte delle persone di fronte a una forzatura soccombe. Non so cosa sia peggio in realtà tra queste due tristi alternative: soccombere o sostenere la forzatura. È il classico “dalla padella alla brace”: soccombere è meglio solo quando ti si apre lo spiraglio di essere sostenuto e seguito da chi vuole aiutarti a realizzare i tuoi progetti.
Proiettarti in avanti nel futuro, anche per queste ragioni, potrebbe metterti un’angoscia tremenda anche per la questione “faccio qualcosa che conta veramente per me”, con tutte le sue implicazioni. E tutte queste implicazioni, insieme alla complessità del processo da seguire con tutte le sue incertezze, sono capaci di generare più angoscia di quella che potresti provare di fronte a un’infinita pila di piatti da lavare.
Senza contare che, diciamocelo, quando ti metti veramente sui tuoi progetti del cuore sei solo. Le altre persone spesso non sono in grado di aiutarti e ci sono delle ragioni (che ti spiegherò dopo nel passo numero 2). E se non sei Topolino versione Apprendista Stregone, l’impresa è veramente paralizzante, tanto da inchiodarti con un groppo alla gola, perso tra la confusione totale di dove mettere le mani e lo strazio di quello che comporterà partire. Che poi, anche a Topolino, non è andata proprio benissimo…
Forse tutti noi abbiamo visto troppi film dove la persona con il sogno nel cassetto persegue la propria visione con sicurezza granitica abbattendo ogni ostacolo senza aprire la pagina di un libro o aver seguito qualche forma di corso o essere supportata da qualcuno (se non qualche altro sognatore idealista motivatore che gli sussurra una frase magica all’orecchio, facendogli capire tutto come per incanto).
Solo per dire che, al di là delle complicazioni emotive e psicologiche che comportano la progettazione e la proiezione nel futuro, esistono persone che lo fanno di lavoro, che cioè hanno studiato la materia progettazione a livello universitario e ti possono aiutare (ad esempio la figura chiamata Project Manager).
I 9 passi per diventare un discreto Project Manager di te stesso gestendo gli aspetti emotivi e pratici della progettazione
- Metterti in uno stato d’animo adeguato
Prima di far girare la testa a mille su pensieri ansiogeni tipo Bianconiglio, posticipa il ragionamento e i pensieri alla Oddio che devo fare? Questo o quello? Il rischio è quello di aprire la porta al dubbio patologico paralizzante che procede a spirale in un vortice di incertezza. Riscaldati per prepararti alla fase del pensiero. Creati un ambiente piacevole e comodo secondo i tuoi canoni personali e uno spazio di tempo dedicato alle fasi da seguire separatamente. La fase 1 può richiedere anche più giorni, inoltre potresti affiancare la fase 1 e la fase 2 (cioè il prossimo passo) e affrontarle insieme.
2. Fare chiarezza su cosa vuoi realizzare
Su questo punto spesso si fa confusione. È buona cosa cercare di fare chiarezza con l’aiuto di specialisti, ma io ti consiglio comunque di trovare il modo di fare un pezzo di strada da solo per capire cosa vuoi realizzare e come. È vero, il professionista in questo caso dovrebbe darti gli strumenti di riflessione per chiarirti le idee, quindi aiutarti a pensare. Ma spesso finisci per chiedere aiuto a “cani e porci” a causa del punto 1, ovvero lo stato d’animo di insicurezza, incertezza, ansia e angoscia. E spesso fai la fine del naufrago, cadi in mano al Gatto e alla Volpe per colpa dell’urgenza e della fretta da panico. E confusione e demotivazione assoluta sono quasi garantiti.
3. Fare chiarezza sulle ragioni per cui desideri realizzare i tuoi progetti
Dopo aver individuato il cosa, rifletti sul perché. Capire perché vorresti soddisfare proprio quei bisogni, ti aiuta a ridefinire anche il cosa con più precisione. Troppo spesso capita di essere accecati da obiettivi che non ci interessano veramente o che non ci portano dove crediamo ci dovrebbero condurre una volta raggiunti. Nella maggior parte dei casi basterebbe molto meno per ottenere la soddisfazione del bisogno a livello pratico. Fin da piccoli veniamo programmati con i sogni degli altri, con le aspettative degli altri, con gli stili di vita e i pensieri degli altri, tanto da allontanarci dai nostri sempre più. Ricentrati e risintonizzati su te stesso. È un bel lavoro. Veramente cruciale. Soprattutto oggi che viviamo in un’epoca a dir poco caotica.
4. Individuare ed elencare i punti di blocco, le difficoltà
Una volta che avrai fatto chiarezza sul cosa e sul perché, potrai analizzare quelli che possono essere i tuoi blocchi personali, ciò che consideri un muro nel perseguire il tuo progetto. Potrebbero essere convinzioni, paure, insicurezze, incapacità effettive, limitazioni di vario tipo, da quelle personali a quelle ambientali e materiali. Individuarle con precisione ti permetterà di costruire il tuo progetto andando a inserire questi elementi nel processo di pianificazione e risoluzione.
5. Elencare le risorse a tua disposizione e quelle mancanti
A questo punto potrai creare un contenitore e riempirlo con tutte le risorse già a tua disposizione e individuare quelle ancora necessarie a superare blocchi e difficoltà. Risorse di natura emotiva, materiale, cognitiva, relazionale, di qualsiasi tipo insomma, come il coraggio, la determinazione, l’empatia, la conoscenza di un particolare ambito, la capacità di calcolo, caratteristiche fisiche, amicizie, conoscenze etc. Cerca di essere molto dettagliato e poco critico. L’auto-snobismo, così come lo snobismo in generale, non ha mai portato nessuno lontano, anche se apparentemente potrebbe sembrare così, in alcuni casi.
6. Incrociare i punti di blocco con l’analisi delle tue risorse
È molto frequente che consideriamo poco ciò che già abbiamo a disposizione e molto ciò che invece ci manca. Altrettanto spesso non connettiamo le risorse, sia presenti che assenti, ai blocchi e alle difficoltà incontrati per il progetto. È assai probabile invece che le risorse mancanti individuate rappresentino un fattore demotivante e che produce procrastinazione e stallo, se non abbandono e rinuncia.
7. Costruire un percorso step-by-step verso la realizzazione
A questo punto potrai iniziare a creare una sequenza di passi progressivi, di scalini che ti condurranno verso la realizzazione del progetto desiderato mettendo insieme tutti i pezzi analizzati nei punti precedenti. Non te l’ho detto prima, ma trovare una modalità per te comoda di registrare per iscritto tutti i ragionamenti fatti è fondamentale. Carta e penna ti verranno in aiuto.
8. Temporizza i singoli step
La temporizzazione è un aspetto cruciale e controverso della pianificazione. La tendenza è quella di ridurre i tempi effettivamente necessari per compiere i vari step. Per cui “stai largo”. Anche azioni apparentemente semplici possono richiedere molto più tempo di quanto in teoria potresti pensare, per questo evitare di essere megalomani è vivamente consigliato. Eviterai così stress e paralisi, proprio perché ti sei messo davanti un carico esagerato e irrealistico basato su chissà quali parametri. La lentezza è il segreto del vero successo profondo. Sembra difficile da credere, ma l’esperienza te lo proverà.
9. Inizia dal primo e portalo a termine prima di passare al secondo
Una volta stabiliti con correttezza tutti i passi devi procedere in sequenza, senza cedere alla tentazione del multitasking o di saltare da uno all’altro. Altrimenti generi disordine, dispersione e rallentamento. Se non un blocco. E un blocco eccessivo potrebbe indicare che il passo non è quello corretto. Bisogna sempre trovare la via per procedere con fluidità. Essere flessibili anziché rigidi paga sempre, ma se si mantengono una struttura e una logica operative, un algoritmo che non diventi un approccio random ma di ricerca e intervento.
In questo modo ogni intoppo sarà trasformato in opportunità di apprendimento e di crescita che da sole giustificheranno il procedere lungo il cammino.
Articolo di Emilio Gerboni



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