Un processo di pianificazione finanziaria ben congegnato ti aiuta a valutare gli effetti delle decisioni imprenditoriali sulla liquidità, sui profitti e sulla struttura finanziaria della tua azienda, per pianificare il successo finanziario delle diverse iniziative ed evitare la crisi aziendale. In questo articolo parleremo di come e perché fare pianificazione finanziaria aziendale ma lo faremo partendo al contrario, dalle conseguenze derivanti dall’assenza di un processo di pianificazione strutturata, cercando di imparare la lezione a partire dagli errori commessi dall’imprenditore protagonista di una brutta vicenda.
Walter, appunto, lo aveva compreso quando era ormai troppo tardi. Nel suo caso bisognava solo agire in fretta per mantenere l’equilibrio finanziario precario che aveva raggiunto. Erano necessari un piano finanziario d’emergenza e una strategia per realizzarlo. Walter era un giovane imprenditore, di quelli carichi di entusiasmo e iniziativa, ma con poca familiarità con i numeri. Poco più che ragazzo, aveva avviato la propria azienda di trasporti, consegnando personalmente le merci per conto di altre aziende, con il suo unico mezzo.
Ogni giorno macinava chilometri mosso dal desiderio di avviare un’impresa di trasporti vera e propria con dipendenti, una flotta ben assortita e un giro di affari importante. E l’andamento del mercato, in un primo momento, lo aveva favorito. Una volta messo da parte abbastanza denaro aveva fatto all-in: aveva investito fino all’ultimo centesimo, chiesto soldi alle banche e si era lanciato in una nuova avventura, costituendo la sua impresa di trasporti. E in prima battuta gli affari erano andati ben oltre ogni più rosea previsione finanziaria.
In pochi anni l’azienda aveva recuperato gli investimenti iniziali, coperto abbondantemente i costi e iniziato a fatturare cifre più che dignitose: Walter e i suoi soci erano arrivati ad assumere 18 dipendenti, avevano allargato la flotta aziendale e ampliato la gamma di servizi offerti. Ma come spesso accade nei settori in rapida espansione, la concorrenza era diventata sempre più aggressiva in poco tempo, con competitor che avevano a disposizione capitali consistenti, flotte ben articolate e servizi aggiuntivi vari.
E per una piccola impresa come quella di Walter, riuscire a tener testa alla concorrenza non era facile: mantenere i clienti offrendo gli stessi servizi a prezzi sempre più bassi, con una flotta ridotta che richiedeva sempre più manutenzione a causa dell’usura dei mezzi, diventava sempre più difficile. Il calo del fatturato, le spese di gestione del parco mezzi sempre più elevate, la “fuga” dei clienti verso società più competitive e soprattutto l’aumento dei debiti, avevano portato l’azienda a un rapido declino, fino a costringerlo a licenziare i dipendenti, svendere gli automezzi e tornare a guidare i mezzi personalmente.
L’assenza di pianificazione finanziaria aziendale ti fa rischiare il fallimento
Quando Walter si è rivolto a me portava sottobraccio un atto di citazione con il quale gli venivano richiesti 122.503 euro, oltre interessi e spese maturate e maturande. Una cifra abbordabile per un’azienda in salute, ma che diventava uno scoglio insormontabile per una nelle condizioni di quella di Walter, ridotta al punto da non riuscire a generare cash flow sufficiente a garantire nemmeno il mantenimento di uno stipendio dignitoso per l’imprenditore.
Il grosso del debito Walter lo aveva accumulato a causa di una cattiva gestione delle carte carburante, ma tralasciando i dettagli la cosa che mi preme mettere in luce è come una totale mancanza di un adeguato sistema di pianificazione finanziaria aveva portato l’azienda ad accumulare debiti.
Quando la situazione finanziaria era diventata insostenibile, anziché continuare ad accumulare debiti, come fa la maggior parte degli imprenditori, Walter aveva fermato tutto, licenziato il personale, venduto il parco mezzi, pagato la maggior parte dei debiti e era ritornato al volante di un camion. Pensava di aver risolto, di essere al sicuro. Gli restava da pagare solo il debito delle carte carburante ed era intenzionato a farlo non appena possibile.
La pianificazione finanziaria come strumento per la ristrutturazione del debito aziendale
Le richieste di pagamento arrivavano, ma sembravano bonarie. Pensando che si trattasse di lettere informali, Walter le aveva prese sottogamba esasperando ancor più la situazione.
E quando l’ufficio crediti della società finanziaria, aggiornando la visura camerale, aveva verificato che nel frattempo l’azienda era stata chiusa, era partito subito l’atto di citazione. Un atto che aveva l’obiettivo di aggredire i beni immobili dell’imprenditore. Quando si era presentato in ufficio, Walter sapeva di rischiare tutti i suoi beni e le sue proprietà. Aveva chiuso l’azienda convinto di togliersi un macigno dalle spalle e si era ritrovato con una spada di Damocle pendente sulla testa, pronta a colpire. Chiudendo l’attività con i debiti insoluti, Walter rischiava perdere tutto. La sua vita rischiava di andare a rotoli e, con la sua, anche quella della sua famiglia.
Società di persone e assenza di pianificazione finanziaria: un mix letale per un imprenditore
Costituire una società di persone, convinti che sia la formula più conveniente per fare impresa, è un grosso azzardo. Nonostante i rischi siano ben noti, sono ancora molti gli imprenditori che adottano queste formule societarie, attratti dall’illusione che si risparmino tasse, spese di tenuta della contabilità e che ci siano meno “rogne” burocratiche da sbrigare.
Ma se è vero che hanno una gestione amministrativa e burocratica più snella, non richiedono capitale sociale iniziale né requisiti particolari, è anche vero che possono mettere completamente in ginocchio un imprenditore, sia dal punto di vista professionale che personale. Non è un mistero infatti che, in caso di difficoltà aziendale, i creditori possano aggredire tutto il patrimonio personale.
Il principale rischio è che i debiti aziendali seguono il codice fiscale dei soci per sempre, anche se l’azienda chiude i battenti: esattamente quello che è successo Walter. I soci di una società di persone infatti rispondono con il proprio patrimonio presente e futuro.
La negoziazione a saldo e stralcio come soluzione ai problemi causati dall’assenza di pianificazione finanziaria aziendale
Prima di rivolgersi a noi, Walter era convinto che un’opposizione giudiziale alle istanze del creditore fosse la soluzione migliore per risolvere la questione in modo indolore. Il problema, però, era che doveva far fronte a un debito molto alto maturato a fronte di un contratto stipulato tempo prima e che non prestava il fianco a chissà quali considerazioni di carattere tecnico/giuridico.
Le speranze di ottenere un giudizio favorevole erano pari a zero. Oltretutto bisognava sostenere le spese per la difesa in giudizio, per non parlare del rischio di aggravare ulteriormente la posizione con la condanna al pagamento delle spese legali di controparte. Per tutte queste ragioni, la negoziazione del debito si è subito confermata la strada più saggia da seguire.
L’obiettivo era quello di far ottenere al cliente il massimo risparmio possibile costruendo un accordo con la controparte, tecnicamente un “saldo e stralcio”, che molto spesso ha salvato per il rotto della cuffia tante aziende e altrettanti imprenditori che, diversamente, sarebbero annegati nei loro debiti.
L’accordo a saldo e stralcio dà la possibilità di estinguere il debito pagando un importo inferiore a quello dovuto, perché debitore e creditore valutano la reciproca convenienza a non prolungare una situazione negativa per entrambi:
- per il debitore che non ha la possibilità di pagare la somma dovuta e che per effetto degli interessi continua ad aumentare;
- per il creditore che rischia di dover affrontare, se non siano già in corso, eventuali controversie giudiziali che non sempre gli garantiscono di entrare in possesso del dovuto.
In alternativa si negozia la possibilità di pagare debito in tempi più lunghi, dilazionando le rate. Alla fine, nel caso di Walter, dopo una trattativa molto complessa siamo riusciti a ottenere un accordo di saldo e stralcio dilazionato. Ma cosa avrebbe potuto fare diversamente Walter per evitare di arrivare a questo punto?
La pianificazione finanziaria aziendale come strumento per prevenire la crisi di liquidità
Tutto si sarebbe potuto evitare se l’azienda avesse implementato un sistema di controllo di gestione strategico e l’imprenditore avesse dedicato risorse ed energia alla pianificazione finanziaria aziendale, che prevede un’analisi completa di tutti i flussi e processi finanziari, con l’obiettivo di allineare le esigenze economiche e quelle finanziarie.
Un processo strutturato, che va ripetuto diverse volte nel corso dell’anno, e che permette di assicurarsi la liquidità necessaria a sostenere le spese e gli investimenti ma anche di adattare la struttura organizzativa alle dinamiche del fatturato.
Ma come si fa la pianificazione finanziaria in una PMI? Ecco alcuni semplici passi da seguire:
A) Pianificazione del fatturato
La previsione delle vendite è la base per la pianificazione finanziaria e il calcolo del fabbisogno di liquidità.
Il processo di pianificazione deve stimare le vendite future in base ai risultati storici e alle aspettative sulla resa degli investimenti programmati e dei cambiamenti nel marketing mix. Quindi:
- Parti da una panoramica di tutti i prodotti venduti, dei clienti che li hanno acquistati e delle loro quantità e prezzi.
- Fai la media dei risultati passati.
- Stima il tasso di crescita.
- Aggiusta il risultato in funzione delle aspettative, purché ragionevoli.
B) Pianificazione degli investimenti
La pianificazione finanziaria degli investimenti consente di valutare la sostenibilità e la redditività dei nuovi acquisti programmati.
Prima si raccolgono le informazioni sugli investimenti strategici selezionati per conseguire gli obiettivi di business, quindi si esegue un’analisi qualitativa per valutarne l’impatto sui flussi finanziari in uscita e, infine, si procede con le stime sulla redditività attesa, comparando. Quindi:
- Selezione degli investimenti.
- Valutazione dell’impatto finanziario.
- Calcolo della redditività attesa.
Un determinato investimento è vantaggioso? Quali strumenti finanziari sono necessari per coprire il fabbisogno aziendale? Sono queste alcune delle domande a cui si risponde nell’ambito di una pianificazione degli investimenti, che è strettamente correlata a quella sul fabbisogno finanziario.
C) Pianificazione del fabbisogno finanziario
La pianificazione del fabbisogno finanziario serve a stimare il momento in cui è necessario avere a disposizione la liquidità necessaria per fare gli investimenti e in che termini bisogna approvvigionarsi dall’esterno. In sostanza, quantifica le esigenze di finanziamento dell’azienda.
Si fa una distinzione tra fabbisogno di capitale a lungo termine, necessario per gli investimenti in immobilizzazioni di lunga durata, come impianti, attrezzature, macchinari, ecc., e fabbisogno a breve termine, che serve a finanziare il capitale circolante, la crescita del fatturato e le spese correnti, quando l’azienda non è strutturata per l’autofinanziamento.
D) Pianificazione della liquidità
La pianificazione della liquidità confronta i ricavi e le spese previste in un determinato periodo (di solito non superiore a 12 mesi). Questa analisi fornisce informazioni precise su quando devono essere disponibili le risorse finanziarie necessarie per coprire le spese correnti non coperte dalla liquidità derivante dalle vendite o dalla dismissione degli asset aziendali. La pianificazione è essenziale per evitare situazioni di instabilità finanziaria e garantire la continuità aziendale.
E) Determinazione del conto economico previsionale
Il conto economico previsionale è il cuore della pianificazione finanziaria aziendale, perché mostra se e quanto utile produrrà l’azienda. Ecco perché è possibile redigerlo solo a valle della pianificazione del fatturato. I passi fa fare in sequenza sono:
- Redigere il piano vendite, che stimi quanti prodotti e servizi verranno venduti in un determinato periodo.
- Collegare i costi variabili. E da qui deriva il primo margine lordo.
- Dal risultato lordo, dedurre le spese fisse. come ad esempio i salari o gli interessi.
Il risultato sarà l’utile aziendale.
F) Completamento del bilancio previsionale
Una volta fatto questo si completa il bilancio previsionale con lo stato patrimoniale e il rendiconto finanziario. Il bilancio previsionale così composto ci mostrerà e ci aiuterà a dimostrare all’esterno come si svilupperanno il patrimonio e i debiti in un periodo specificato, di norma nell’ambito di un anno d’esercizio. Lo stato patrimoniale previsionale, come quello consuntivo, è suddiviso in una parte attiva (attivo fisso, attivo circolante, ratei e risconti) e una parte passiva (capitale proprio, accantonamenti, passivi, ratei e risconti).
L’importanza dell’integrazione tra pianificazione finanziaria a breve e a lungo termine
Un piano finanziario a breve termine è essenziale per individuare i problemi di liquidità e adottare misure di contrasto adeguate. La pianificazione finanziaria a lungo termine, invece, garantisce il raggiungimento degli obiettivi prefissati e la prosperità futura dell’attività. Anche se le decisioni aziendali sono spesso prese in base alla situazione attuale, la pianificazione finanziaria è importante per garantire la stabilità finanziaria dell’azienda nel medio/lungo periodo.
Solo mettendo in pratica tutti i sei passi che ti ho indicato, avrai un quadro completo reale della situazione finanziaria aziendale e riuscirai ad avere a disposizione le risorse adatte per superare le sfide imprenditoriali e ad evitare il rischio di ritrovarti come Walter.
Articolo di Giuseppe Di Domenico



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